
Su un volo diretto in Portogallo, Nádia incontra Elisa. Due donne che non si conoscono, ma che il destino avvicina per un tratto di vita. Durante il viaggio, Nádia apre il suo cuore e inizia a raccontare la storia della propria famiglia, una storia intensa e a tratti dolorosa.
Con rammarico, rievoca la vita della madre cattolica, vissuta all’ombra di un marito musulmano, dodici anni più vecchio di lei, e della sua seconda, giovane moglie.
Nel suo racconto prendono forma il Mozambico coloniale e quello indipendente, i contrasti di una società in trasformazione, e le voci di una famiglia numerosa, con quindici figli e due madri unite da un destino comune.
Nádia sorride quando ricorda il fratellastro Ussen, si commuove quando parla del padre — un uomo complesso, dalle mille idee e dai mille volti, la cui parola era legge.
Tra ricordi, dolori e affetti, il suo racconto diventa un viaggio nell’animo umano, nel legame tra culture e generazioni, tra fede e libertà, tra amore e sottomissione.
Dopo il toccante La casa dei ricordi, Amilca Ismael ci regala un altro romanzo profondo e umano, che esplora le sfumature dell’esistenza con una scrittura autentica, delicata e capace di toccare l’anima.
Un racconto che unisce vita, storia e sentimento, lasciando nel lettore la certezza che ogni voce, quando trova il coraggio di raccontarsi, apre sempre una porta verso la verità.
“Non sempre chi obbedisce è debole, e non sempre chi comanda è forte. La verità vive nei sacrifici di chi ama davvero.
Amilca Ismael